Una donna misteriosa, dal viso pallido, avanza incespicando in una giungla fitta e crudele. All’improvviso inciampa, cade, ruzzola per un pendio e, finalmente, si ferma. Appena prima di perdere conoscenza sussurra: “Oh, Jesse, in che pasticcio ti sei infilato, questa volta? Se solo non avessi trovato quella maledetta console...”

Vi svegliate di colpo. A quanto pare, vi siete addormentati nel bel mezzo della lezione di matematica del professor Collins. Che strano sogno, però. Così realistico! La donna aveva borbottato qualcosa a proposito di Jesse. Jesse... Eravate amici. Compagni di classe. Fino alla sua scomparsa, un anno fa. Vi guardate attorno, smarriti e disorientati.

All’improvviso notate che il professor Collins vi sta fissando, visibilmente contrariato, le braccia incrociate sul petto. Oh oh... Siete in punizione, sicuro come l’oro.

Mentre il resto della classe si allontana dall’aula, voi e Casper, il Re delle Punizioni, rimanete seduti. Vi raccontate il sogno: con stupore, vi accorgete di aver sognato le stesse cose! Deve essere stata una specie di visione collettiva. “Prima che sparisse” dice uno di voi “Jesse mi aveva parlato di una misteriosa console di gioco... e di un gioco chiamato Jumanji. Forse è di questo che parlava quella donna! Scommetto che se riuscissimo a mettere le mani su quella console, potremmo scoprire cosa è successo a Jesse!”.

“Certo, c’è solo un piccolissimo problema,” aggiunge un altro, “quella console, molto probabilmente, è ancora nella vecchia casa di Jesse... E il suo nuovo proprietario la demolirà entro un’ora! Quindi abbiamo solo un’ora per fuggire dall’aula, entrare a casa di Jesse, trovare la console e risolvere il mistero. Shh...”

Il professor Collins interrompe la vostra conversazione e vi separa. Siete ufficialmente in punizione. Dietro di voi, qualcuno tossisce. È Casper. Vi passa un biglietto, che a prima vista sembra contenere esercizi di matematica. È firmato: “Siete in debito con me. Casper, il Re delle Punizioni”.